Il simbolismo legato alla scelta del logo di questo blog non è per nulla casuale.
Il muro rappresenta la separazione imposta, la ghettizzazione dei brutti da parte di una società che non ci vuole, il cui obiettivo è nasconderci, relegando i nostri volti dietro un muro che è più reale che virtuale, dove ogni pietra rappresenta una discriminazione, un’offesa, una rifiuto, uno schiaffo, una violenza psicologica, un’opportunità negata.
Il muro è anche il nostro aspetto esteriore, percepito come barriera insormontabile e un limite nei rapporti interpersonali, sia affettivi che professionali, oltre al quale gli altri non sanno e non vogliono andare.
La catena rappresenta la nostra condizione, come un fardello dal quale non possiamo liberarci, e nel simbolismo antico, il significato di imprigionamento e schiavitù.
Nella sua accezione di forza, tenacia, resistenza, la catena raffigura anche l’impegno e la veemenza che metteremo nel portare avanti le nostre ragioni, tese al riscatto sociale e alla rivalsa della categoria tutta, laddove per brutti si intendono anche i diseredati, i diversamente abili, i malati e tutte le categorie che non rispondono ai canoni imposti dalla cultura purulenta e infetta del bello-sano-arrogante-e-vincente-ad-ogni-costo.
La catena come arma, infine, per colpire metaforicamente ogni riprovevole episodio che riterremo degno di essere castigato.
Ma la catena pende dall’alto, perché benchè legati ad essa e separati da un muro, noi vogliamo arrampicarci per osservare al di là. In cima al muro per vedere e per farci vedere.
Dall’alto si ha una visuale migliore, ma è partendo dal basso che inizieremo a dare le prime picconate.
Infine la scelta volutamente gioiosa e giocosa dei caratteri di scrittura, come un murales coloratissimo, perché alla sofferenza imposta da una natura matrigna, noi vogliamo rispondere sempre con un sorriso e con simpatia.
Gridiamo con forza il nostro diritto ad esistere e cerchiamo un contatto con chi (fra i belli) è svincolato da preconcetti.
Per questo servono le vostre segnalazioni, le vostre storie e le vostre denunce. Potrete scrivermi all’indirizzo mail riportato nell’header del blog. Con il vostro consenso, le pubblicherò volentieri.
Battezzateci per quello che siamo, basta con i patetici artifizi verbali per edulcorare la realtà: Siamo brutti, non chiamateci più “belli dentro” .
Prossimamente: Il Manifesto del blog
